Andrea Polenta - PAURA DELLA PAURA

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"Paura della Paura"

Queste sono state le parole di Giorgia, una mia amica cinese che vive in Italia dalla nascita, subito dopo averle chiesto come stava vivendo lo scoppio dell’epidemia di Coronavirus.
“È molto difficile spiegare cosa ho provato perché si sono susseguite parecchie emozioni e stati d'animo dentro di me. Sicuramente le prime due reazioni che si sono scatenate subito sono state PAURA e INDIGNAZIONE.
Paura è un concetto su cui bisognerebbe riflettere attentamente: è un'emozione primaria di difesa, dominata dall'istinto dell'essere vivente che arriva a smettere di pensare e a mettere in atto comportamenti impulsivi volti alla propria sopravvivenza (in pratica, come direbbe Paul MacLean, viene utilizzato il cervello rettiliano).
Io ho avuto paura, anche per me stessa è ovvio, ma soprattutto ho avuto PAURA DELLA PAURA che hanno le persone ignoranti e incompetenti riguardo, in questo caso, il coronavirus. Ecco che a questa cosa viene affiancata l'indignazione.
Alcuni antropologi sostengono che la grande differenza tra esseri umani e animali sta nel fatto che nei primi c'è un corredo di istinti molto ridotto. L'essere umano dovrà quindi sostituire certi istinti, che lui appunto non ha innati, attraverso l'apprendimento: tutto ciò viene definito da Samuel Pufendorf come "cultura".
La soluzione è perciò molto semplice e sotto agli occhi di tutti. Purtroppo per molti è più facile guardare il mondo se si indossano dei paraocchi -attenzione: paraocchi che ci mettiamo da soli e che generalmente non ci vengono imposti da nessuno - e cadere in trappola delle fake news perché ormai vige il detto "se lo dice internet, sarà per forza vero".
La cosa sconcertante è che si è creato un clima di razzismo e xenofobia molto forte tanto da far sembrare che la maggior parte delle persone la pensino davvero così, come se la nostra identità culturale fosse definita in maniera monolitica.
La mia indignazione nasce proprio da questa cosa: perché diamo così tanto potere e voce a quelle quattro capre ignoranti che vanno ad insultare dei turisti con gli occhi a mandorla? Perché nessuno in quel video dice niente per difendere quelle due persone? Perché dobbiamo smettere di andare a mangiare nei ristoranti cinesi perché "magari non mi succede niente se pranzo qui, ma non si sa mai..."?
Perché improvvisamente non compriamo cose online che arrivano dalla Cina o mandiamo in rovina i negozi cinesi che fino all'altro giorno ci stavano così tanto a cuore perché pagavamo i prodotti ad un terzo del costo degli altri negozi? Perché pensiamo che i cinesi che sono venuti in Italia lo abbiano fatto per farci dispetto e portare qui il virus quando in realtà quasi tutti loro (dire "tutti" sarebbe falso perché, come in ogni parte del mondo, c'è sempre qualcuno che si comporta da incosciente) sono i primi che si mettono in quarantena da soli se sospettano qualcosa?
Eppure sono concetti facili, sono domande a cui possiamo rispondere benissimo se solo uscissimo da una mentalità rinchiusa in sé stessa.
Ultimamente poi parliamo solo dei morti o dei contagiati dal coronavirus. Delle donne vittime di femminicidio ne vogliamo parlare o le lasciamo passare inosservate? Delle settemila catastrofi in giro per il mondo non si dice più niente? Finché una cosa ci sembra lontana l'empatia della gente è pari a zero o pari ad un misero post sui social con piccola dedica senza che venga fatto niente di concreto.
Sembro così tanto sul piede di battaglia mentre scrivo questo, ma se devo essere del tutto sincera giovedì sera (31/01) sono scoppiata a piangere in camera mia, con mia mamma che cercava di consolarmi. Ormai lei mi conosce bene e sa che il pianto per me è uno sfogo e una forma di comunicazione molto importante, ma non trovo giusto piangere per queste situazioni ridicole. Il fatto di essere arrivata a fare un gesto del genere mi ha spaventata perché sono arrivata a pensare: "oddio ma se per caso avessi starnutito in treno? Se avessi tossito? Qualcuno mi avrebbe guardato male o peggio?".
Basta con queste aggressioni ingiustificate, basta sputare sentenze come se fosse la cosa più naturale del mondo. L'universo non gira intorno a noi, non siamo l'ombelico del mondo. Dobbiamo imparare, perché di questo si tratta, a immedesimarci in quelli che definiamo "altri" perché solo così sconfiggeremo la grande paura del diverso che attanaglia la maggior parte di noi. Va tenuto bene a mente che nel voler tenuto distinto "l'altro" (violenza epistemologica) in realtà stiamo proiettando in esso i nostri fantasmi, quello che non vogliamo sia presente dentro quello che definiamo come "noi". Creiamo una categoria che siamo in grado di definire.
"Prima vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare." - Bertolt Brecht.
Finché non ti trovi dentro ad una situazione non riesci veramente a capirla. Giovedì sera io l'ho capita, ho provato terrore e tutto ad un tratto la mia empatia, se prima era a 1000, si è estesa all'infinito. Sicuramente questi fatti accaduti per il coronavirus, così come il colonialismo e l'occidentalismo, sono una forma di violenza più sottile rispetto a quando accaduto nei campi di concentramento. Non per questo però non dobbiamo considerarli una violenza minore. È questo che molti tendono a non capire: ogni violenza è una violenza. Punto.”
Grazie alla mia amica Giorgia per queste emozioni.

Dimensioni: A4

Materiale: stampa digitale su carta.

Venduto senza cornice.

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